Unicorno

2007
110x70x60 cm
Collezione dei Mosaici Contemporanei del MAR – Museo d’Arte Città di Ravenna

Al museo che ospita questa scultura mi hanno detto che è l’opera preferita dai bambini. È un grande onore per me anche se il messaggio che ho voluto trasmettere è triste e mi sono sentita quasi in colpa, come se volessi trarli in inganno. Probabilmente i bambini però hanno meno problemi di noi adulti a elaborare psichicamente l’ambivalenza. Spesso accade che gli adulti, per risolvere la dicotomia, taglino via alcuni pezzi di narrazione, distorcendo l’esperienza o percependola in maniera inautentica. Il trofeo di caccia di un animale immaginario vuole essere metafora della brutalità che agiamo vivendo troppo nel ”reale” rinunciando a raccontare e raccontarci ancora le fiabe.

Scrive Alessia Napolitano

Narrare una fiaba significa infondere nei bambini la speranza del cambiamento perché la fiaba ti libera e ti dice che diventare te stesso, attraverso prove e difficoltà, è possibile. Sia il re che il povero possono cambiare il loro destino, però nulla si può ottenere senza lottare o senza compiere delle scelte. Ascoltare qualcuno che narra per te, che ti guarda negli occhi mentre ti conduce sul sentiero dell’incantamento, produce un’empatia fortissima.
La narrazione riconduce il bambino alle storie, gli fornisce gli strumenti per andare incontro alla vita e incontro all’altro (quell’altro che ora ascolta accanto a lui e attraversa al suo fianco il medesimo bosco, che trema, soffre e gioisce per le stesse emozioni), quell’altro che è anche il narratore, non più l’insegnante, ma una guida che si prende il rischio di compiere il viaggio insieme al bambino, che come lui riemergerà dalla fiaba cambiato. Un narratore che non è un precettore, che non deve insegnare nulla perché nelle belle storie c’è già tutto quello che serve.


Scrive Daniel Pennac

La pedagogia è una branca della drammaturgia: la materia insegnata deve essere incarnata, personificata. Leggiamo perché siamo animali mitologici. Perché non ci limitiamo ai saggi e invece scegliamo di leggere romanzi? Perché abbiamo bisogno di metafore, la razionalità da sola non basta. Il bisogno di leggere non è solo intrattenimento, ma traduce un bisogno metafisico, va a colmare un vuoto.