2010
12x6x3 m
LA FABBRICA DEGLI OSSIMORI
Dusciana Bravura ha sfidato continuamente la condizione dell’ossimoro. In Alchimia il suo “fare” antico è riversato in una condizione contemporanea. Il progetto parte dalla selezione di un migliaio di opere d’arte da fine Ottocento ad oggi, stampate su vetro, tagliato e ricomposto sulle grandi tubazioni di una fabbrica. Ne risulta una gigantesca installazione, un percorso di immagini che avvolgono il visitatore. Un secolo d’arte, offerto per il tramite di una sensibilità proveniente da una dimensione musiva. Dusciana parla di “una fabbrica dell’arte contemporanea”, giustificata da una scelta quanto mai ampia, che annovera naturalmente opere di protagonisti storici di primissimo piano ma anche di non pochi comprimari. Si comprende bene come le sue non siano semplicemente trasposizioni di opere note benché ne venga preservata la riconoscibilità. In linguaggio alchemico si potrebbe chiamare trasmutazione. Non per nulla la stessa Dusciana vi fa riferimento, segnalando come una replica di “Fountain”, il mitico “Pissoir” di Duchamp, sia posta al termine del percorso per accogliere la goccia d’oro, il simbolo dell’avvenuta trasmutazione risultante dalle mille opere qui evocate. Come a dire la quintessenza dell’arte contemporanea raccolta dall’opera che forse più d’ogni altra è diventata il simbolo dell’arte del XX secolo. Una visione per così dire ecumenica, quella di Dusciana, che proprio in questo lascia intendere la volontà di ricondurre il poliedrico universo dell’arte contemporanea alla visione in un certo senso unificante della mosaicista. L’operazione di Dusciana è decisamente concettuale, ma di una concettualità che non rinuncia al fascino dei materiali, della tecnica e a una progettualità che ha nella citazione letterale il suo mezzo e insieme il suo fine. Il ruolo del mosaico, all’interno di una vicenda così complessa e multiforme come l’arte contemporanea rende l’operazione di Dusciana quasi una sfida, tanto ardua quanto avvincente. Se il rapporto fra il mosaico e l’arte contemporanea è apparso, come si è detto, tra i più problematici, in questa quasi stordente operazione ambientale si celebra anche una suggestiva e imprevedibile figura del nostro tempo: l’ossimoro. —Claudio Spadoni





















